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Corinaldo
Visita alla città

Sorta agli inizi del secondo millennio in seguito al diffuso
fenomeno dell'incastellamento, Corinaldo si costituisce in libero
comune tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, parteggiando
alternativamente per la fazione guelfa e quella ghibellina. Nel
trecento nasce il governo signorile, prima ghibellino, poi guelfo e
di nuovo ghibellino sotto Nicolò Boscareto, a causa del quale viene
distrutta, con un incendio, nel luglio del 1360 dall'esercito
pontificio agli ordini di Galeotto Malatesta. Nel 1367 il papa
Urbano V autorizza la ricostruzione del castello.
Negli anni a venire Corinaldo, libero comune, ma sotto il dominio
della Chiesa, respinge innumerevoli assedi, fra cui quelli di
Braccio da Montone e Sante Garelli, per capitolare nel 1439
all'esercito di Francesco Sforza comandato dal Cattagriba. Questi
instaura una signoria violenta e tirannica e solo nove anni dopo i
corinaldesi riescono a cacciare il tiranno e a ritornare alla Santa
Sede, con la quale sottoscrivono alcuni capitoli che confermano
l'autonomia politica e militare del comune, retto comunque da un
governo aristocratico. Da questo momento in poi Corinaldo vivrà in
pace, salvo l'assedio del 1517 da parte di Francesco Maria I Della
Rovere, peraltro vittoriosamente respinto. Per tale fatto, nel
dicembre dello stesso anno, Corinaldo viene elevata al rango di
città da papa Leone X, dignità confermatale da Pio VI nel giugno del
1786.
Storia

Antica
cronaca d'armi di fra' Vincenzo Maria Cimarelli (Istorie dello Stato
d'Urbino et di Corinaldo nei Sènoni - 1642) ci invita a visitare
Corinaldo, che si presenta con un inaspettato volto guerriero alta
sulla cima di un colle, circondata da una spettacolare e intatta
cerchia di mura difensive, esempio straordinario di architettura
militare dei secoli XV - XVI, fra le più lunghe e meglio conservate
delle Marche.
Corinaldo, in provincia di Ancona, si trova a 18 Km da Senigallia
risalendo la valle del fiume Misa parallela a quella del Cesano. Le
poderose mura, che hanno un perimetro di 912 metri, abbracciano
tutto il centro storico rendendo Corinaldo un raro esempio di città
fortificata, con tanto di porte ornate di merli a coda di rondine
detti "ghibellini", torri di guardia e di difesa, baluardi,
piombatoi, saettiere e camminamenti di ronda.
Da Porta San Giovanni, che è la più antica e primitiva sede del
Bargello (Capitano del popolo) e del suo corpo di guardia, e che
conserva inalterati molti elementi di difesa tra cui la cosiddetta "bianchetta",
cioè la piccola porta usata come accesso al centro nei periodi di
assedio, e la doppia difesa costituita dall'accesso vero e proprio
alla torre e la grata all'interno dell'arco, si prosegue a sinistra
per le mura dello Scorticatore, incontrando l'omonima torre di
guardia e con la possibilità di salire su un ripristinato
camminamento di ronda, per arrivare a Porta Santa Maria del Mercato,
opera di architettura militare in parte trecentesca: alla prima
porta, la più antica, fu appoggiato esternamente, nella metà del XV
secolo, un baluardo difensivo con una seconda porta trasversale alla
prima e aperto al centro per permettere una difesa piombante.
Dall'arco ogivale si accede alla maestosa gradinata di via Piaggia,
asse portante del nucleo medioevale dal quale si irradiano gli
stretti vicoli laterali. A metà di essa l'ormai famoso "pozzo della
polenta", ricostruito negli anni ottanta.
Anticamente fatto costruire dal tiranno di Corinaldo Antonello
Accattabriga per approvigionare le abitazioni limitrofe e
successivamente interrato, il pozzo è stato ricostruito nel 1980
come elemento scenografico utile alla rievocazione della caduta del
sacco di farina, durante la rievocazione storica in costume del
Cinquecento, "La Contesa del pozzo della polenta", che si svolge da
più di venti anni la terza domenica di Luglio e precedenti.

Proseguendo per le mura del Mangano, dopo l'omonima torre, la fonte
del Calcinaro e la torre della Rotonda si trovano i "Landroni",
corridoio portificato dove poggiano gli edifici signorili
settecenteschi di via del Corso; poco distante Porta Nova, ultimo
accesso in ordine di tempo di Corinaldo, parzialmente interrata nel
1850 per la realizzazione della circonvallazione detta "del Fosso".
Andando verso destra il meraviglioso e profumato viale dietro le
Monache (i tigli sono in piena fioritura verso marzo/aprile) ci
porta alla piazza della Fontana dove si erge alta e possente la
torre pentagonale dello Sperone quattrocentesco dell'architetto
senese Francesco di Giorgio Martini; poco più in là la Collegiata di
San Francesco, di cui si ha notizia già nel 1265, ma portata alla
sua forma attuale nel XVIII secolo. All'interno, a croce latina ad
un'unica navata con cappelle laterali, alcune tele del famoso
pittore Claudio Ridolfi, un prezioso crocifisso ligneo di Donnino da
Urbino e il fonte battesimale dove, il 17 ottobre 1890, ricevette il
suo primo sacramento Santa Maria Goretti.
Ancora all'esterno delle mura, ma facilmente raggiungibili, la
chiesa di Sant'Anna, il santuario dell'Incancellata, la chiesa di
San Giovanni Battista e convento dei Padri cappuccini, la basilica
paleocristiana della Madonna del Piano.*3 Singolari ed uniche le
case in argilla, in contrada Sant'Isidoro e in contrada Nevola.
La chiesa di Santa Maria del Piano è la più antica testimonianza
architettonica di Corinaldo. Costruita su un tempio pagano (dedicato
al dio Portuno), nel corso dei secoli ha subìto profonde
modificazioni, mantenendo comunque tre colonne di epoca romana che
in origine dividevano la navata centrale da quella di destra.
Visibili anche due affreschi rappresentanti la Madonna del Latte,
datati 1400. Nell'abside si conserva una Maddalena ai piedi della
Croce, intensissima e magistrale opera di Claudio Ridolfi.
All'interno delle mura, Corinaldo presenta una struttura
sei-settecentesca riscontrabile nell'architettura delle chiese
dell'Addolorata, di Sant'Agostino (entrambe ospitano un organo del
settecento, opera di G.A. Callido) e ora santuario dedicato a Santa
Maria Goretti e del Suffragio, nonchè dei palazzi gentilizi che si
trovano a "Il Terreno" e lungo via del Corso. Qui anche il palazzo
comunale, in stile neoclassico, con un lungo loggiato prospiciente
via del Corso. Di fronte ad esso l'ex convento degli Agostiniani,
ora albergo-ostello, con un delizioso cortile di forme borrominiane;
nello stesso complesso, la Sala del costume e delle tradizioni
popolari.
Poco più avanti la casa del Quattrocento, raro esempio di
architettuta minore, è l'abitazione più vecchia di Corinaldo. Della
seconda metà del 1800 il Teatro comunale "Carlo Goldoni", sempre in
via del Corso vicino a Porta Nova, con l'ingegnoso dispositivo
capace di rendere mobile la platea, su progetto dell'ingegnere
Crescentino Quagliani.
Per chi volesse fare brevi escursioni nelle vicinanze di Corinaldo,
segnaliamo Villa Cesarini, in località San Lorenzetto, con il vasto
parco e il giardino all'italiana, oggi tutelati dal ministero
dell'ambiente, ornati da fantasiosi elementi figurativi, grotte
artificiali, sedili e statue mitologiche.
Nella stessa direzione, proseguendo verso Castelleone di Suasa per
ca. 4 Km, si arriva al Parco archeologico di Suasa. Le ricerche,
avviate nel 1987 dall'Università di Bologna, hanno portato alla luce
case decorate alla maniera delle dimore aristocratiche del Lazio e
della Campania del III secolo a.C., nonchè una estesa "domus" del I
secolo a.C., dimora della famiglia senatoria dei Coeidii, con i
magnifici pavimenti a mosaico e le pitture alle pareti. Vicino il
grande anfiteatro che, nella stagione estiva, ospita concerti e
rappresentazioni teatrali, un foro commerciale, ritenuto il più
grande delle Marche, a sud e a nord della città le necropoli. Di
prossima apertura l'Antiquarium Suasanum, nel vicino centro abitato
di Castelleone di Suasa.
Curiosità
Il pozzo della polenta
Un'antica diceria racconta che, in tempi ormai lontani, un contadino
salisse lungo la scalinata (La Piaggia) con un sacco di farina di
granturco sulle spalle. Affaticato, giunto nei pressi del pozzo,
appoggiò il sacco sul bordo per riprendere fiato ma questo si scucì
e tutta la farina finì nel pozzo, dando la possibilità ai
corinaldesi di "servirsi" di polenta per molto tempo a venire. Da
picchiatelli a geniali il passo è breve: i corinaldesi, per nulla
infastiditi dalla fama di "polentari" hanno preso spunto dalla
storiella per l'annuale rievocazione storica detta appunto "La
Contesa del pozzo della polenta".
Il cannone di fico
Fra Corinaldo e la vicina Montenovo, ora Ostra Vetere, esisteva
un'antica rivalità e i corinaldesi, decisi ad averla vinta una volta
per tutte, costruirono un cannone di fico e lo puntarono verso il
paese rivale. Il giorno del primo sparo di cannone tutti si
radunarono sulle mura per assistere alla caduta di Montenovo. Sette
corinaldesi reggevano il cannone mentre il capitano dava fuoco alla
miccia; dopo un tremendo boato, al diradarsi del fumo, i sette
volontari erano a terra privi di vita. Il capitano, miracolosamente
scampato, si dichiarò più che soddisfatto dell'esito dell'operazione
esclamando: "Il botto era così forte che qui ne sono morti sette!,
pensate un po' quanti ne avrà uccisi a Montenovo..."
Le campane di Montenovo
Gli abitanti di Montenovo decisero di forgiare delle campane nuove
che divennero ben presto l'orgoglio del paese. Erano così fieri
delle loro campane che le facevano suonare ad ogni ora del giorno e
della notte, contando anche sul fatto che il loro scampanìo avrebbe
dato non poco fastidio ai corinaldesi, da sempre loro acerrimi
nemici. I quali, stanchi ed invidiosi, escogitarono un "geniale"
sistema per porre termine alla "tortura"; piantarono delle canne di
bambù e ne fecero una siepe fittissima, convinti di poter arginare
una volta per tutte il provocante rintocco.
La casa di Scuretto
Gaetano, detto Scuretto, era un ciabattino a cui piaceva molto "l'arte
dionisiaca". Aveva un figlio, emigrato in America per far fortuna,
che periodicamnete gli mandava del denaro per poter costruire una
casa a Corinaldo. Questi denari andavano però a finire nelle osterie
del paese tanto che il figlio, insospettitosi per la lungaggine dei
lavori di costruzione, chiese al padre una foto della nuova casa.
Scuretto non si perse d'animo e si organizzò così: costruì la
facciata, ci mise il numero civico e si fece fotografare affacciato
alla finestra. Arrivarono ancora soldi, ma la casa rimase così
com'è, senza solai, pareti di fondo e tetto. La potete ammirare a
circa metà della via Piaggia.
Di Scuretto e di tanti altri particolari personaggi vissuti a
Corinaldo, racconta Mario Carafòli nello spassoso libro "Il paese
dei Matti"; è così, infatti, che Corinaldo viene tuttora
"identificata" dagli abitanti dei centri vicini.
Per informazioni ed eventi clicca su
www.corinaldo.it
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